La costa ionica compresa tra il porto di Catania e la provincia di Acireale offre uno scenario inusuale e sorprendente agli occhi di chi la scorge per la prima volta. 

Essa è il frutto dell’attività millenaria del vulcano più grande d’Europa, l’Etna, che ne ha delineato aspetto e caratteristiche: rocce nere di natura basaltica si tuffano in un mare blu, subito profondo. 

Immergersi in queste acque offre la possibilità di godere di fondali quasi unici nel Mediterraneo e di osservare una ricchezza biologica che cerca di resistere all’intensa antropizzazione dell’area, ai flussi turistici massicci, allo sfruttamento notevole operato dalle numerose attività di pesca, all’intenso traffico diportistico, che interessano queste zone soprattutto nel periodo estivo. 

I primi metri del piano infralitorale, quello compreso tra il livello di immersione permanente dei popolamenti biologici e la profondità in cui si trovano le alghe fotofile, cioè amanti della luce, offrono la maggiore abbondanza di vita. Le rocce vulcaniche sono ricoperte da veri boschi di alghe brune del genere Cystoseirà o da distese di altre alghe come la bianca Padina pavonia o l’iridescente Dictyota dicotoma o le cosiddette insalate di mare, come l’Uva rigida, spesso indicante la presenza di una eccessiva introduzione di acque dolci o eutrofiche. 

Tra questi popolamenti vegetali trovano nutrimento e protezione una grande varietà di invertebrati: molluschi Nudibranchi dagli sgargianti colori, come le vacchette di mare (Discodoris atromaculata) o le Flabelline (Flabellina affinis, Flabellina babai); molluschi Cefalopodi come il Polpo (Octopus vulgaris), solitamente nascosto all’interno di tane che con occhio attento si può facilmente individuare dalle numerose conchiglie vuote che ne ostruiscono l’apertura; una grande varietà di timidi crostacei, come i Granchi, le Granseole e i simpatici Paguri che si trascinano all’interno delle loro “conchiglie-casa”, spesso camuffate da una o più anemoni con cui vivono in armonica simbiosi; numerosi Echinodermi, come i ricci di mare, ad esempio il Paracentrotus lividus, elemento tradizionale della cucina catanese, vittima per questo di una raccolta sproporzionata rispetto alle reali disponibilità e protetto da norme che dovrebbero ostacolarne l’irrazionale consumo; le stelle di mare, come la Stella serpente (Ophidiaster ophidianus), dalla sgargiante colorazione rosso carminio o arancione, la Stella spinosa minore (Coscinasterias tenuispina), ricoperta da robuste e acuminate spine, la Martasteria (Marthasterias glacialis), la più grande del Mediterraneo con i suoi 80 cm di dimensioni massime; i comuni Cetrioli di mare (Holothuria tubulosa, Holothuria forskali). 

Intorno a questo fondale ricco di vita, nuotano frenetici numerosi piccoli pesci dai colori appariscenti: gruppi di Donzelle (Coris julis, Thalassoma pavo) alla ricerca incessante di invertebrati di cui cibarsi; branchi di Salpe (Sarpa salpa) e cefali (Mugil cephalus); miriadi di castagnole (Chromis chromis), i cui giovani hanno un’incredibile livrea blu fosforescente; piccoli Saraghi (Diplodus annularis, Diplodus puntazzo, Diplodus vulgaris); timide e fugaci Murene (Murena melena). Aguzzando un po’ di più la vista si possono scorgere i “campioni di mimetismo”, animali che con il loro aspetto e comportamento riescono a confondersi perfettamente con il fondale, per esempio gli Scorfani (Scorpaena scrofa, Scorpaena porcus, Scorpena notata) e alcune Bavose (Parablennius incognitus).Inoltrandosi a maggiore profondità lo scenario diventa più tenebroso, la luce si riduce, la visibilità diminuisce, la vita sembra scomparire. 

In realtà anche qui numerosi possono essere gli incontri emozionanti: la torcia di un subacqueo potrebbe illuminare i rami colorati di gorgonie rosse (Paramuricea clavata) o bianche (Funicella singularis); sciani di gamberi (Plesionika narval, Stenopus spinosus) nascosti al buio di grotte o cave; solitarie Pastinache (Dasyatis pastinaca), solitamente nascoste su fondali detritici, a volte sorprendono i subacquei con il loro nuoto lento ed elegante; sfuggenti Cernie brune (Epinephelus guaza) e Dentici (Dentex dentex). 

In alcune zone del catanese è ancora possibile trovare praterie di Posidonia (Posidonia oceanica). La posidonia, dai meno esperti considerata un’algha, è in realtà una pianta superiore, dotata quindi di radici, fusto, foglie, fiori e frutti. Cresce su fondali detritici, dalla superficie fino al limite del piano infralitorale, colonizzando ampie distese dove le condizioni ambientali lo consentono. Tra le sue foglie sono state osservate oltre 50 specie diverse di animali che vi trovano nutrimento, protezione e siti sicuri per la deposizione delle uova e la crescita dei giovani.

Gabriella La Manna
Biologa marina


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